Hyperion by Dan Simmons

Hyperion by Dan Simmons

autore:Dan Simmons [Simmons, Dan]
La lingua: ita
Format: epub, mobi, azw3
Tags: Fiction, Science Fiction, Letto
ISBN: 9788834718155
Google: mAQ_pwAACAAJ
editore: Fanucci
pubblicato: 2011-12-14T23:00:00+00:00


Fu un gruppo silenzioso quello che guardò l'elettrolancia scendere il fiume, al tramonto. Anche da due chilometri di distanza, il Console vedeva la pelle azzurra dell'equipaggio. Lungo la banchina, la Benares sembrava vecchia e abbandonata, già parte della città deserta. Quando la lancia sparì lontano, il gruppo si girò a fissare il mare d'Erba. Le lunghe ombre delle scarpate lungo il fiume scivolavano su quelli che il Console si era già scoperto a considerare come frangenti e bassi fondali. Più lontano, il mare sembrava cambiare colore e l'erba si addolciva in un riflesso acquamarina, prima di scurirsi in una tonalità verde intenso. Il cielo blu si fondeva nel rosso e nell'oro del tramonto, illuminava la cima dell'altura e irradiava di una luce liquida la pelle dei pellegrini. Si sentiva solo il mormorio del vento fra l'erba.

— Abbiamo un bel mucchio di merdosi bagagli — disse ad alta voce Martin Sileno — per essere quattro gatti in un viaggio di sola andata.

Era vero, si disse il Console. Sul pendio erboso, i bagagli formavano una montagnola.

— Da qualche parte, laggiù — disse piano Het Masteen — forse c'è la nostra salvezza.

— Cosa vuol dire? — domandò Brawne Lamia.

— Già — disse Martin Sileno, steso sulla schiena, le mani sotto la testa, fissando il cielo. — Ha portato un paio di mutande a prova di Shrike?

Il Templare scosse lentamente la testa. L'improvviso crepuscolo mise in ombra il suo viso sotto il cappuccio della veste. — Evitiamo commenti scemi e ipocriti — disse. — È ora d'ammettere che ciascuno di noi ha portato in questo pellegrinaggio qualcosa che si augura possa mutare l'inevitabile risultato, quando verrà il momento di affrontare il Signore delle Soffe-renze.

Il poeta rise. — Io non ho portato nemmeno la mia stronzissima zampa di coniglio portafortuna.

Il cappuccio del Templare si mosse lievemente. — Ma il manoscritto sì, vero?

Il poeta restò zitto.

Het Masteen spostò gli occhi invisibili sull'uomo alto alla sua sinistra. —

E lei, colonnello? Ci sono alcuni bauli con il suo nome. Armi, per caso?

Kassad alzò la testa, ma non replicò.

— Naturalmente — proseguì Het Masteen — sarebbe sciocco andare a caccia senza un'arma.

— E io? — domandò Brawne Lamia, incrociando le braccia. — Sa quale arma segreta ho portato di nascosto?

La voce dalla cadenza bizzarra del Templare rimase calma. — Non abbiamo ancora ascoltato la sua storia, signora Lamia. Sarebbe prematuro fa-re ipotesi.

— E il Console? — replicò Lamia.

— Oh, sì, l'arma che il nostro amico diplomatico ha in serbo è ovvia.

Il Console smise di contemplare il tramonto e girò la testa. — Ho portato solo qualche vestito e due libri da leggere — disse in tono sincero.

— Ah — sospirò il Templare. — Però si è lasciato alle spalle una magnifica nave!

Sileno saltò in piedi. — La sua merdosa nave! — esclamò. — Può chiamarla, vero? Allora, maledizione, tiri fuori il fischietto. Sono stufo di starmene qui seduto.

Il Console strappò uno stelo e tirò via le foglioline. Dopo un minuto, disse: — Anche se potessi chiamarla... e avete sentito A.



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